• Superbonus 110% strutturale. Ma cosa cambia concretamente?

    Redazione Libricondominio | Settembre 5, 2020

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    Il Superbonus 110% si trasforma da una misura di emergenza ad una strutturale: ma cosa cambia effettivamente dal punto di vista pratico?

    All’indomani della dichiarazione rilasciata dal Ministro del Mise Stefano Patuanelli in merito alla volontà di far diventare l’ecobonus e sismabonus al 110% una agevolazione fiscale stabile è lecito domandarsi: ma cosa cambia dal punto di vista pratico?

    Partiamo subito con un precisazione: cosa significa misura strutturale? che la specifica agevolazione fiscale entra a far parte dei provvedimenti messi a disposizione per il contribuente in modo permanente.

    Quindi, questa ipotesi, escluderebbe la possibilità di prorogare il superbonus fino al 2023, perchè, a quanto pare il Governo Conte, ha in mente un piano più lungo per il superbonus, ricordando che secondo la normativa del decreto Rilancio, il superbonus è valido per i lavori di riqualificazione energetica e riduzione del rischio sismico tra il 1° luglio 2020 e il 31 gennaio 2021.

    Ricordiamo, che una prima ipotesi avanzata dal viceministro dell’Economia Antonio Misiani, in occasione di un’intervista rilasciata al Messaggero, era quella di rendicontare nel Recovery Fund il bonus 110%  prolungandola  fino al 2023.

    Ora, invece,  il Superbonus si dovrebbe trasformare da misura di emergenza ad agevolazione permanente.

    I motivi di questa scelta sono quattro:

    1. la misura estremamente conveniente per i contribuenti consentirebbe di dare una  spinta al settore edile, colpito pesantemente non solo dall’emergenza covid-19, ma anche dalla precedente crisi econominica;
    2. riqualificare il patrimonio immobiliare esistente;
    3. utilizzare una parte delle risorse del Recovery Fund che potrebbero arrivare già entro il 2020;
    4. sfruttare tutto il tempo per programmare i lavori.

    Quindi la versione permanente del superbonus verrà finanziata utilizzando una parte delle risorse del Recovery Fund. Secondo Patuanelli, “entro la primavera del 2021 potremo avere il dieci per cento dei progetti finanziati. Il resto nella seconda parte dell’anno o nel 2022.”

    Se si dovesse concretizzare tale ipotesi, tutte le parti coinvolte (amministratori di condominio, condomini, proprietari, operatori del settore edile) avranno molto più tempo per programmare i lavori e soprattutto senza la preoccupazione di non terminarli entro la scadenza prevista, valutato anche l’ingente mole di documenti da produrre per ottenere la cessione del credito alle banche.

    Il Mise ha individuato due filoni in cui investire le risorse:

    • transazione digitale e ambientale;
    • rafforzamento del sistema produttivo.

    Il piano del ministro Patuanelli è di: “sostenere chi vuol fare investimenti e riportare produzioni delocalizzate, il cosiddetto reshoring. Dall’altra consentire un miglior accesso al credito aiutando la ricapitalizzazione delle imprese.”

    “La vera sfida che ci attende – come ha detto ancora Conte – è “quella di affrontare i nodi strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere e di affrontarli, non tornare come prima della pandemia”.

    Questa potrebbe essere una buona occasione per rimettere in modo il settore dell’edilizia e tutto il suo indotto, vista anche la troppo burocrazia. Proprio di questo aspetto si è occupato recentemente la Corte dei Conti, che ha bocciato le astrusità burocratiche dei decreti anticrisi emanati dal Governo, soprattutto per quanto riguarda il fisco. I giudici contabili hanno afferto che “le gimkane per accedere al superbonus del 110% sulle ristrutturazioni energetiche e antisismiche ne è l’esempio più lampante”.

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    A cura della Redazione

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