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    Il portiere di condominio ai tempi del covid–19

    Avv. Fabrizio Plagenza | Aprile 21, 2020

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    Il portiere, anche in periodo di Covid–19, è tenuto a svolgere le proprie mansioni

    Negli stabili condominiali in cui è presente il servizio di portierato, anche il portiere fa i conti con il periodo caratterizzato dal coronavirus.

    Le funzioni del portiere, infatti lo espongono in prima linea al contatto con persone estranee al condominio. È chiaro, quindi, che è buona norma di un amministratore diligente, invitare il portiere, in quanto dipendente del condominio, ad attenersi alle direttive imposte dal Governo in questo periodo storico.

    Va detto, infatti, che il portiere, anche in periodo di Covid – 19, è tenuto a lavorare in favore del condominio. Come gli altri condomini e come i cittadini – almeno quelli di buon senso – anche il portiere, laddove accusasse sintomi tipici del coronavirus, dovrà immediatamente contattare i numeri di emergenza, avvisare l’amministratore e, ovviamente, interrompere il lavoro presso il condominio per iniziare il periodo di isolamento.

    Il portiere è, innanzi tutto, un dipendente del condominio, assunto con un contratto di lavoro.  Il condominio, nel rapporto di lavoro con il portiere, assume le vesti del datore di lavoro. Conseguentemente, il condominio è obbligato al rispetto delle disposizioni del Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (articolo 2087 del Codice Civile e Dlgs 81/2008).

    Cosa deve fare l’amministratore, quale datore di lavoro del portiere?

    In periodo di COVID–19, l’amministratore dovrà invitare il portiere ad un corretto e puntuale rispetto delle disposizioni restrittive e cautelari contenute nei DPCM, al fine di garantire lo svolgimento del proprio lavoro in sicurezza.

    E’ chiaro che il portiere non potrà lavorare da casa in smart working. E’ tuttavia possibile che il portiere chieda all’amministratore un periodo di ferie anticipato.

    Al portiere viene poi richiesta una particolare attenzione nel rispetto delle disposizioni di sicurezza, nel momento in cui si trova a ricevere e smistare la corrispondenza. Ciò in quanto è il portiere a ricevere i pacchi e la corrispondenza che giunge dall’esterno. Anche il portiere, dunque, dovrà rispettare le misure igienico-sanitarie in condominio, previste dall’allegato 1 del d.p.c.m. dell’8 marzo.

    E’ bene, pertanto, che l’amministratore provveda all’affissione, in modo che sia visibile ai condomini ed al portiere dell’elenco delle misure previste dal Governo: lavarsi spesso le mani e disinfettarsi, divieto di assembramento e mantenimento della distanza tra le persone, prima di ogni cosa.

    Secondo il vademecum di Confedilizia, in periodo di Coronavirus, nei confronti dei dipendenti e, dunque, anche nei confronti del portiere, l’auspicio è quello di incentivare le ferie e i congedi retribuiti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva. L’obiettivo è in ogni caso quello di “assumere protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento”. Si consiglia, inoltre, di adottare “strumenti di protezione individuale” e di incentivare le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro.

    Da ultimo, è bene ricordare che dal 17 marzo, poi, non si può procedere al licenziamento del proprio dipendente e, dunque, del portiere, per giustificato motivo oggettivo, in forza della espressa previsione in tal senso dell’art. 46 del decreto “Cura Italia”.

     

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    Avv. Fabrizio Plagenza

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